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FASHION CAFE'l'altra sera sono stata a bere l'aperitivo in Sempione accanto al Kitch dove ho festeggiato il mio compleanno l'anno scorso, mi sono seduta su un muretto di un locale finto fico e ho osservato la fauna.
Credo sia chiaro quanto la mia occupazione preferita sia osservare il mondo.
Senza giudizio, solo osservare annotare stupirmi.
Ho notato che le donne in Corso Sempione sono tutte delle fighe stratosferiche, di una figaggine omologatissima ma assolutamente perfetta.
Le ho classificate come delle specie di sirene del terzo millenio.
Gli argonauti dovrebbero essere ricercati nel parterre maschile ma non ho trovato nulla all'altezza.
Però ho amabilmente compreso le compagnie di avventori di provincia, questi maschi vestiti in maniera "vorrei ma non posso", con quell'insopportabile marsupio della eastpak che credono essere un particolare irrilevante invece trattasi di uno degli elementi che li escluderà per sempre dalla possibilità di sfoggiare con gli amici una colossale scopata con la più bella del reame, che poi diciamocela tutta, lui è più interessato ai 5 minuti di celebrità con gli altri cucciolotti del branco che alla pulzella di per se.
Ma è comprensibile, io sono favorevole all'edonismo e alla vanità fine a se stessa quindi ben venga tutto purchè deliberatamente deciso scelto voluto.
Ma ciò che mi ha fatto ghignare di brutto sono state le loro espressioni: come fossero davvero approdati a Li Galli, occhi sbarrati e bocca in playback increduli e basiti dinnanzi a tanta figa (illusoriamente disponibile).
Milano ama il revival della schiavitù, è di moda nei locali cool avere camerieri indiani proprio per farti rivivere l'emozione di essere un colonialista inglese dandoti l'illusione di avere a tua disposizione altri esseri umani che ti servono e questo avviene perchè il 50% dei Milanesi non sta bene e fa uso costante di psicofarmaci mentre l'altro 50% fa uso costante di cocaina la città rimedia offrendo dei metodi efficaci e immediati di autostima superficiale così che la cittadinanza possa rimanere sopita nel letargico convincimento che tutto è stupendamente a posto e non rompa troppo i coglioni.
Ecco arriva da me il cameriere rumeno e mi porta il mojito al chè io gli dico: che faccia che c'hai.
Lui muto mi guarda
E io: c'hai una faccia simpatica di brutto.
Lui: lo prendo come un complimento
Io: beh vedi tu, mica t'ho dato dello stronzo.
Insomma comunque guardo il mondo e cerco di intravedere un pò di speranza di bellezza di piccolezza di poesia di magia di dolcezza di stranezza di originalità interiore di leggerezza nell'essere semplicemente ciò che si è e di amor proprio quando all'improvviso come chiamata da Dio mi giro alzo gli occhi e vedo questa:
sento un conato di vomito e una specie di rimozione in atto allora finisco il mojito e improvvisamente nella mia testa si materializza Johnny Rotten vestito di fucsia che mi urla sfondandomi la calotta cranica "When there's no future how can there be sin we're the flowers in the dustbin we're the poison in your human machine we're the future your future!" la foto è di Wyne Maser e quello fotografato per chi avesse il cuore così puro da non averlo riconosciuto è Lapo Elkan. Commenti
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